Rete del Caffè Sospeso

Rete di festival, rassegne e associazioni culturali in mutuo soccorso

  • Immaginiamo di voler offrire spazi culturali liberi, articolati, come si può offrire un caffè ad uno sconosciuto, lavorando in rete, distribuendo informazioni e testimonianze nei punti più remoti, con uno spirito di solidarietà che ricorda quello del “caffè sospeso”…

     

     

Il documentario


Evidenziamo il documentario come forma culturale forte, trasversale, in grado di mettere in relazione mondi, e progetti, ma sono ovviamente parte integrante di questo percorso ogni proposta per ogni espressione artistica.

Il documentario vive in Italia, e in generale in Europa, un momento difficile, compresso com’è tra il mercato della fiction e l’uso televisivo che ne sfrutta l’intensità espressiva, lasciando poco spazio agli investimenti per produzioni locali e sperimentali.

E’ carente il sostegno che lo Stato offre agli autori, ma ancor più insufficiente si rivela il sistema di distribuzione delle opere, anche e soprattutto quelle autoprodotte, e molto faticoso e costoso rimane l’iter di formazione dei giovani registi e del personale di supporto tecnico. In queste condizioni generali, la creatività degli autori emergenti è soffocata dalla forza dei gruppi organizzati a livello nazionale e oltre.

Ciononostante anche in assenza di qualificati canali di distribuzione e di un ostinato ostracismo degli enti pubblici verso i “registi di strada”, il documentario italiano è ancora vivo e fa onore alle sue tradizioni pluridecennali, sostenuto dal coraggio di tanti autori appassionati e da numerosi festival e rassegne  tematiche diffuse in tutt’Italia. Lo sguardo sottile e silenzioso della macchina da presa che insegue i cambiamenti e ci restituisce il mondo dimenticato delle periferie, degli ultimi, dei problemi irrisolti e delle molteplici resistenze, continua a trovare un crescente interesse tra la gente, quasi inversamente proporzionale alla degenerazione della stampa e dei media di massa, offrendo motivi di riflessione senza limiti geografici, degni, questi sì, della globalizzazione dei popoli.

Il cinema di impegno del XXI secolo ha quindi ancora il profilo del documentario autoprodotto, poche le  forme organizzate di incubazione e sviluppo, nonostante la tecnologia abbia ridotto notevolmente costi, tempi di produzione, metodi di distribuzione e di pubblicità;  dunque ancora un opera controcorrente che non trova finanziatori né distributori, ma più è confinata ai circuiti amatoriali.

Eppure, se alla necessità di reperire fondi per produzioni più dignitose non esistono al momento risposte adeguate, la forza della rete ci lascia immaginare alcune indicazioni da offrire alla distribuzione e segnatamente ai “festival e alle rassegne” che ancora affollano la nostra penisola, affinché la creatività dei documentaristi trovi ancora spazi vitali e non si estingua o emigri come tutte le opere migliori dell’ingegno nostrano. Al tempo stesso, una risposta organizzata in forma di rete può essere data anche alla crescente esigenza di costituire scuole di documentario per sceneggiatori e montatori.